martedì 3 febbraio 2009

EUTANASIA O LIBERTÀ DI SCELTA?

iniziamo subito con un fatto di attulaità scottante...

Il caso di Eluana Englaro:
la storia:
-> Il 18 gennaio 1992, Eluana Englaro, una ragazza di 20 anni, ha un incidente stradale. Da allora è ricoverata a Lecco, in stato vegetativo permanente, senza alcuna speranza di riprendere coscienza, alimentata da un sondino nasogastrico. Una situazione che si differenzia dal coma profondo per il fatto che il paziente respira autonomamente pur senza coscienza, a causa della corteccia cerebrale necrotizzata.
-> Quando appare evidente che la situazione della figlia è senza speranza, il padre della ragazza, Beppino, che dal 1997 è diventato tutore di Eluana, comincia la sua lotta per essere autorizzato a rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia, che serve solo a prolungare la sua agonia.
-> Visti inutili i primi ricorsi alla magistratura, nel 2000, il padre rivolge un appello al presidente Ciampi.
-> La prima sentenza è del tribunale di Lecco che nel 1999 respinge la richiesta di sospendere l’alimentazione. Lo stesso anno la Corte d’appello di Milano respinge il ricorso del padre di Eluana.
-> Nel 2003 la richiesta viene ripresentata e di nuovo, prima il tribunale di lecco e poi la Corte d’appello di Milano lo respingono. Stessa cosa nel 2006. Il trattamento medico, dice la sentenza, non può essere interrotto perchè non rappresenta un accanimento terapeutico.
-> Ad aprile del 2005 anche la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso del padre. Secondo la Cassazione, il papà di Eluana, che svolge funzioni di tutore della propria figlia, non ha formalmente e giuridicamente i requisiti necessari per chiedere il distacco del sondino che alimenta la figlia.
-> Il 16 ottobre 2007 una nuova sentenza della Cassazione rinvia la decisione alla Corte d’appello di Milano. Per la Suprema corte, il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: la condizione di stato vegetativo del paziente apprezzata clinicamente come irreversibile e l’accertamento, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.

nella notte fra il due e il tre di febbraio il corpo di Eluana viene trasferito dall'ospedale di lecco alla clinica "la Quiete" di Udine, unico ospedale che ha dato la disponibilità per l'interruzione della terapia e la morte programmata.

gli step da seguire sono i seguenti
-> prime 72 ore: Riduzione progressiva della terapia. E' una graduale diminuzione fino al "livello 0" della somministrazione di cibo e acqua.
-> dalla 73a ora distacco del sondino e sospensione dell'alimentazione. il sondino rimarrà comunque a dimora. ( non verrà estratto)
-> dopo il 4 giorno somministrazione di sedativi per via intamuscolo e rimozione del sondino
-> durante tutto l'iter sono utilizzabili, gel gastrici, salivazione artificiale e impiego di antidolorifici.
-> visita post mortem con successiva autopsia encefalo e di tutto il corpo.

29 commenti:

  1. Premetto che non saremmo arrivati a questo punto se in Italia ci fosse stata una legge, non sull'eutanasia ma sull'accanimento terapeutico.

    In riferimento al caso sopra spiegato, la mia idea è una sola e ben forte:
    La vita umana è sacra. sempre e in ogni condizione. nessuno di noi, nemmeno un giudice può decidere se sia degna o meno di essere vissuta.
    La vita che abbiamo non ci appartiene, siamo liberi di viverla come meglio crediamo ma essa non ci appartiene.
    Come possiamo essere così sicuri che Eluana non soffrirà nell'interromepere la sua vita? non si tratta di un paziente tenuto in vita da macchine, infatti lei respira autonomamente, si tratta di interrompere il nutrimento di una donna. si tratta di farla morire di fame, con tutti gli spasmi ( chicché se ne dica sono atroci e percepibili benissimo) che conseguono.
    si tratta di lasciar morire di fame e di sete una ragazza che ha ancora certe parti del suo cervello, per altro le parti recettive degli stimoli dolorifici, ancora attive.
    questo per me è un omicidio bello e buono. Indegno della nostra tanto conclamata civiltà.

    RispondiElimina
  2. Eluana si trova in stato vegetativo persistente ( http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_vegetativo_persistente ). È "viva" nel senso che sono attive alcune funzioni (respirazione autonoma, digestione, non so che altro) estremamente ridotte. Le possibilità che si riprenda sono talmente poche da esser trascurabili. Il dolore che proverebbe morendo di fame e sete è largamente attenuabile. Eluana non è cosciente. Toglierle il cibo rientra nella definizione di "omicidio", ma è possibile farlo senza farla soffrire (con molti antidolorifici) e facendolo non le si nega nessuna possibilità: per lei non c'è futuro.

    RispondiElimina
  3. certo che è possibile non farla soffrire, verrà ibottita di farmaci oppiacei tipo morfina e morfinoderivati, ma questo non significa che non possa provare dolore il dolore è comunque presente. quindi un omicidio che non fa soffrire la vittima è giustificabile?

    RispondiElimina
  4. Qual'è il senso della vita?
    Ognuno di noi ne ha uno diverso.
    E' il senso che diamo alla vita che ci fa dire se sia giusto o no continuare.

    RispondiElimina
  5. Mmm... il fatto è troppo grande e per poter esprimere un parere penso che vada realmente vissuto. Nonostante questo penso che dietro molti di questi casi ci sia una grande indifferenza da parte dei parenti più stretti, i quali si limitano a vedere il malato come un problema di cui disfarsene. Dico ciò pur comprendendo quanta possa essere la fatica e la sofferenza di assiste un caro in questo stato.
    Ritengo però che arrivati a questo punto ognuno debba essere in grado di decidere della propria sorte ed è evidente come, per l'ennesima volta, il nostro bel paese del sole, della pizza e dei mandolini (per usare immagini tanto care al nostro Primo Ministro) si trovi ancora, dal punto di vista legislativo, all'età della pietra.

    RispondiElimina
  6. dipende da cosa si pensa sia la vita. io penso che vita (non intendo il periodo tra la nascita e la morte di un individuo) si possa definire come l'insieme di emozioni di una persona, i suoi rapporti con gli altri, i suoi interessi, le sue passioni ecc...tutte cose che la povera eluana non ha più la possibilità appunto di "vivere". se vuoi fare veramente del male ad una persona la torturi, non la uccidi subito con un colpo di pistola. e allora perchè continuare a prolungare questa agonia se comunque non ha speranze? hai ragione la vita è sacra, ma siamo sicuri che quella sia vita? io ne dubito...

    RispondiElimina
  7. ma scusa una cosa, non capisco l'agonia di cui tu parli. Infatti Eluana aveva solamente il sondino per mangiare, lei respirava da sola, alcune parti del suo cervello sono ancora attive tutt'ora e rimarranno attive fino alla morte ( tanto che la imbottiranno di antidolorifici per evitare le reazioni nervose che si scatenano quando un individuo muore di fame). Comunque ripeto, nella notra Italietta, manca una vera legge che possa garantire e evitare queste situazioni, non parlo di una legge per l'eutanasia, ma una legge che regoli l'accanimento terapeutico. Io non so se quella e vita, nel dubbio però preferisco non rischiare nel definirla non vita.

    RispondiElimina
  8. ovviamente io esprimo un parere personale, non riuscirei a dire che una persona vive xk ha un sondino che la nutre e perchè respira da sola. non è coscente di quello che succede all'esterno il che mi sembra abbastanza x dire che quella non è vera vita. io mi sento in agonia dopo due giorni di febbre sul divano, non immagino anni e anni in un ospedale su un letto. poi x carità le mie sono solo suppozioni, però mi fa piacere esporle anche agli altri.

    RispondiElimina
  9. Dal punto di vista legale è vita, quindi togliergliela è un omicidio. Io dico che è fattibile perché non c'è futuro per Eluana e facendolo le sue sofferenze saranno minime. Non ho detto che si può uccidere chiunque, purché l'omicidio sia indolore, ho detto che si può fare perché non le si nega nessuna possibilità.

    RispondiElimina
  10. io penso che una società che ha paura di assistere i malati, una società che ha paura a confrontarsi con la sofferenza, una società che mette al centro l'uomo per i consumi, ma non se ne cura di ciò che è la persona, sia una società del IV mondo. Non possiamo decidere che la vita di un malato è meno degna della vita di un sano. A volte ho la sensazione che in certi casi sia una questione di una manncata presa di responsabilità.

    RispondiElimina
  11. Non c'è futuro nemmeno per le persone autistiche distrofiche disabili mentalmente ecc eccc ecc, ma si fa di tutto perchè queste persone stiano bene, perchè devono avere gli stessi diritti degli altri e si sentano come gli altri.

    La vita umana è un dono indipendentemente da come ci viene dato e chiesto di viverla.

    RispondiElimina
  12. MI VERGOGNO DI APPARTENERE AD UN POPOLO CHE STÀ UCCIDENDO UNA PERSONA. SEMPRE PIÙ AMAREGGIATO.

    RispondiElimina
  13. Io penso sinceramente che in un paese dove l'eutanasia è reato, non si debba nemmeno pensare, agire, e fare ricorsi su ricorsi... uno specialista ha detto che ci sono casi di risveglio... e uccidendo Eluana, si va la volontà del Padre (che capisco per carità) ma magari non quella di Eluana!

    RispondiElimina
  14. avete ragione: è un italietta. soprattutto perchè come presidente della repubblica ha un nonno costituzionalista e per giunta a tratti bolscevico!

    RispondiElimina
  15. non solo mauro, abbiamo anche un presidente del consiglio che "strumentalizza" il fatto volendo accellerare una legge che va pensata, meditata, e un presidente dell'opposizione che grida allo scandalo politico e annuncia "crisi diplomatiche". Dio salvaci!

    RispondiElimina
  16. è una situazione pesante...da un parte c'è un padre distrutto dal dolore, dove x anni ha sperato, avrà pregato...ma che poi ha visto che non c'era più nulla da fare...dopo anni è anni è dura X TUTTI, secondo me si dovrebbe provare...e vediamo se a NESSUNO viene un pensiero del tipo: se morisse del tutto smetterebbe di soffrire.

    Dall'altra parte però c'è un gesto...quello di voler togliere la vita ad una persona, ma chi siamo noi per decidere se Eluana deve vivere o morire?? Non siamo nessuno...perchè chi decide non siamo noi, ma credo il Padre..è lui che da il dono della vita, è lui che toglie la vita...o mi sbaglio???

    E' una situazione difficile, qual è la soluzione allora? Io personalmente NON HO LA RISPOSTA, ne mi sento in grado di dare pareri...

    a star bene
    mr. yap

    RispondiElimina
  17. Padre inteso come Dio... ;)

    RispondiElimina
  18. ciao Giorgio, grazie per aver commentato, è vero casi come questi se non li si prova non li si può nemmeno immaginare. Io però ti giuro che quando sento parlare di questa ragazza mi si stringe il cuore a pensare che la stanno facendo morire di fame ( perchè è questo che avviene in realtà) è abbastanza duro da accettare è vero, ma penso che sia ancora più duro sapere che hai ucciso tua figlia e l'hai fatta morire di fame. non so come si sente adesso il padre, penso che dopo si sentirà un pochino peggio. almeno credo.

    RispondiElimina
  19. bhe mattia...concordo, non riuscirei mai ad "uccidere" mio figlio e per di + farlo morire di fame...

    forse il padre di eluana si è convinto che stia facendo la cosa giusta, non pensa al dopo...
    Credo cmq che ci sarà "il dopo"...dove forse il pensiero fisso e martellante sarà: ho ucciso mia figlia...

    Doppie sensazioni: da un lato si autoconvincerà di aver fatto la cosa giusta...dall'altro il senso di colpa (come dici tu si spera...).

    La penso cmq come te, qst storia fa male a tutti quanti, a me spiace e mi spaice di più vedere come la strumentalizzino e la usino a piacimento...

    RispondiElimina
  20. "Non c'è futuro nemmeno per le persone autistiche distrofiche disabili mentalmente ecc eccc ecc,"

    Non sono d'accordo. I disabili (in generale praticamente tutti) possono benissimo avere una vita e interagire con altre persone, arricchendo sé stessi e arricchendo moltissimo gli altri. Eluana non può fare un bel niente, poteva (è morta poco fa) provare dolore e respirare.

    RispondiElimina
  21. L'ETERNO RIPOSO DONALE O SIGNORE,
    RISPLENDA A LEI LA LUCE PERPETUA
    RIPOSI IN PACE.
    AMEN.

    RispondiElimina
  22. ma scusa bruno, ma chi decide a che punto arriva la vita e a che punto inizia la non vita? nella storia chi ha voluto mettere un distinguo fra quella che secondo loro era vita e quella che non lo era sono state le persone che hanno creato i gulag, i campi di concentramento. Stiamo attenti a voler essere giucici anche in questo. stesso discorso sulla dignità della vita. Per Hitler l'asticella della dignità era stata abbassata all'omosessualità, alla disabilità. Chi era disabile o omosessuale secondo lui non era degno di vivere. E lo uccideva. Proprio lasciandolo senza mangiare e bere. Un fatto in tutta questa storia mi ha emozionato parecchio. Le suore misericordine di Lecco, prima che Eluana fosse spostata a Udine, l'hanno idratata e nutrita e il più possibile per permetterle di poter rimanere in vita il più possibile. è un episodio di una delicatezza e una bontà unica.

    RispondiElimina
  23. La mia affermazione "quella di Eluana non era vita vera e propria" non è paragonabile a "gli omosessuali non son degni di vivere" nè a "i disabili non vivono veramente" perché l'ho spiegato pure prima.

    I disabili possono interagire con gli altri e addirittura insegnare ad altre persone "normali" (virgolettato perché nessuno lo è) a vedere il mondo molto meglio di come farebbero da sole.

    Il discorso sull'omosessualità lo lascerei in un altro post.

    Se qualcuno ritiene che Eluana avesse qualche possibilità o vuole spiegarmi come potesse "vivere" in quelle condizioni me lo spieghi, perché per me non è così.

    RispondiElimina
  24. si tenga presente anche in che stato "fisico" fosse...dopo 17 anni di coma non hai un corpo in grado di reggersi..

    cmq sia...non ci sarà mai secondo me una risposta precisa a questa situazione...

    RispondiElimina
  25. bhe scusa "come potesse vivere" non è da dimostrare tramite pensieri. Eluana viveva, respirava da sola, reagiva agli stimoli, tanto che poche ore prima di morire, quando ormai le mucose orofaringee erano secche, le hanno nebulizzato dell'acqua nell'aria circostante alla bocca e lei ha risposto con ripetuti colpi di tosse ( reazione normale anche in me e te...) l'elletro encefalogramma non era piatto, essa aveva ancora una parte ( quella della percezione nervosa del dolore ad esempio) ancora attive. non vorrei addentrarmi troppo nello specifico, ma l'innervazione simpatica e para simpatica ( http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/sistema_nervoso.htm ) era ancora ttiva. Le cause di ipotizzate sono arresto cardiaco ( è un tutto e un niente, tutti muoriamo per arresto cardiaco) blocco renale, o depressione respiratoria, sono cause alle quali tutti noi siamo prontamente curati in emergenze, qui invece si è lasciato stare il tutto com'era perchè c'era un'esplicita volontà di farla morire. Propongo per rispetto di interromepre qui i commenti su questo fatto. Sarà il nostro modo di rispettare la poveretta e la decisone difficile presa dal padre. Propongo di pregare per la povera ragazzea e per il padre, la prima perchè dopo anni di sofferenze possa godere della luce eterna e sanificatrice del Signore, come si legge nella seconda lettera a timoteo "chi soffre con Lui, regnerà con Lui", il secondo perchè possa essere perdonato e capito dal Signore, e che l'altissimo possa donargli la serenità dell'animo e il perdono per una decisone così difficile e dura. AMEN

    RispondiElimina
  26. Il problema è stato brillantemente risolto oggi in senato con una mozione votata stamattina «Il Senato,
    [...]
    impegna il Governo a garantire che, l'alimentazione e l'idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere negate da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi».
    Io invece (come si può supporre da ciò che ho detto sopra) avrei imposto l'alimentazione e l'idratazione a soggetti in "stato vegetativo persistente" per un minimo di 5 anni ed un massimo di 10 anni.

    RispondiElimina
  27. Io credo invece che il problema sia un altro, cioè, Eluana era viva, se tossiva forse vuol dire che il sistema nervoso funzionava correttamente... (almeno a quel che ho capito).... quindi le domande sono:
    1) chi può sapere ciò che lei in realtà pensava sull'eutanasia e sulla morte assistita
    2) chi può sapere se lei capiva ciò che stava succedendo? o meglio lei era in grado di "poter seguire un discorso?"

    la decisione di farla morire non può spettare ad un terzo (in questo caso suo padre)! In ogni caso viene considerato un reato di omicidio (se deciso da una terza persona) e suicidio se invece è deciso dalla persona in primo piano.
    Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo... già all'epoca pur non essendoci macchine in grado di tenere in vita una persona il dibattito era molto aperto e soprattutto acceso... ragazzi... rassegnamoci, non si arriverà mai ad una decisio giusta, o decisione sbagliata...

    RispondiElimina
  28. http://follerumba2.blogspot.com/2009/02/la7-niente-di-personale-13-febbraio.html

    RispondiElimina